Fogu a su fogu

30 Luglio 2021 by Articoli di partito 459 Views
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Ancora una volta la Sardegna brucia, ancora una volta vediamo scene infernali, ancora una volta contiamo i danni. Per fortuna non ci sono vittime ma resta la devastazione di interi territori, case bruciate e interi paesi nell'angoscia del pericolo imminente e la concreta possibilità di perdere tutto. Danni incalcolabili. La macchina antincendio ancora una volta non ha funzionato ed è storia che si ripete ormai da troppo tempo.

Non si può più però, non ricercare responsabilità. Anche perché è evidente che il sistema così organizzato non funziona, abbiamo una organizzazione dell'antincendio obsoleta senza nessuna cultura della prevenzione. Funziona il sistema delle previsioni con i codici di pericolo, e l’allerta delle squadre antincendio. Quando però la manutenzione di un territorio è pressoché nulla, con le condizioni estremamente favorevoli alla propagazione degli incendi, a quel punto non c'è praticamente nulla da fare.
Grandi sono le responsabilità delle istituzioni preposte alla prevenzione e alla repressione. Enormi le responsabilità dei vari governi che si sono alternati alla guida della regione almeno nell'ultimo ventennio. Abbiamo un notevole numero di dipendenti: più o meno ottomila tra guardie forestali (circa1400) e dipendenti di ente foreste (circa 6000), tra effettivi e stagionali. Più i dipendenti della protezione civile, compresi i volontari a cui si aggiungono le compagnie barracellari, per un totale di circa 10.000 persone. Un numero impressionante di dipendenti pubblici dei quali però per vari motivi (età avanzata, patologie, ecc) solo un migliaio operativamente utilizzabili.
Già qui occorre aprire una seria discussione circa l’impiego dei dipendenti pubblici non "utilizzabili" per le attività per le quali sono stati assunti, ai quali non possono essere addossate responsabilità della fase di programmazione e della relativa operatività. Ma la situazione va affrontata per quello che : un enorme spreco di risorse pubbliche a cui va rapidamente posto rimedio. Praticamente abbiamo un servizio di previsione e di allerta che tutto sommato funziona e uno approssimativo sul territorio là dove invece occorre intervenire tempestivamente.
Una macchina costosa che dimostra tutti i suoi limiti di fronte ad eventi come questo ultimo, che si ripetono periodicamente. Abbiamo una politica incompetente, approssimativa, ciarliera, rapida e velocissima solo per rivendicare ed elemosinare sussidi economici e blatera di acquisti di mezzi antincendio da parte della regione e di nuove assunzioni. Torra?! Al netto di tutte le sciocchezze che dice l'assessore all'ambiente nel tentativo di allontanare da sé qualsiasi responsabilità, di fronte alla catastrofe parla di successo perché "la nostra priorità era quella di salvare vite umane", e del capo dellaprotezione civile, che possono al limite provocare qualche conato, la sostanza non cambia: si deve cambiare paradigma, dalla cultura della repressione a quella della prevenzione.
Scrive Giuseppe Mariano Delogu “il fuoco si combatte vent'anni prima”: Spegnere un incendio “venti anni prima” significa costruire un territorio autoprotetto, identificando i punti critici nei quali il comportamento di un possibile incendio possa modificarsi (snodi di cresta, selle, canali e loro diramazioni, buffer di aree di interfaccia etc.) e su quelli pianificare le azioni preventive che sostanzialmente riguardano il cambio della struttura della vegetazione, interrompendo la continuità verticale e orizzontale dei combustibili; inoltre creare una adeguata viabilità di fuga e zone sicure ben conosciute attraverso frequenti incontri con la popolazione e con gli operatori (esercitazioni, discussioni pubbliche, ricostruzioni degli eventi passati per apprendere delle lezioni utili)”.
La prevenzione va programmata, la popolazione va sensibilizzata e coinvolta in pratiche attive (tutti possono fare qualcosa). Le amministrazioni comunali vanno coinvolte nella programmazione degli interventi con compiti di coordinamento, alle quali vanno dati poteri e risorse. Il territorio va presidiato da chi ci vive che deve essere messo in condizione di operare con tutti gli strumenti necessari. Vanno istituiti veri e propri presidi ambientali di tutela e prevenzione sia dagli incendi che dal dissesto idrogeologico. Va valorizzato il ruolo del pastore, del contadino e di tutti coloro che hanno un interesse a mantenere e conservare l’ambiente, come attori principali del mantenimento degli equilibri naturali.
Nell’ottica di una moderna arcaicità occorre restituire a queste figure il prestigio sociale che meritano. Va verificata la legislazione in riferimento alla cura del nostro patrimonio forestale, favorendo il passaggio da una logica contemplativa ad una di manutenzione programmata, di tagli di bosco e di sottobosco, con buona pace di certo ambientalismo modaiolo che non sa, non capisce, non conosce il territorio e la sua disperata necessità di manutenzione. In altre parole ha bisogno dell'intervento costante dell'uomo.
Rossomori ritiene non più rinviabile una seria analisi da parte delle forze politiche, da parte delle associazioni e dei movimenti, sulla prevenzione delle devastazioni che acqua e fuoco causano ormai sempre più frequentemente.