Intervento di Lucia Chessa a "Sardegna Domani"

02 Agosto 2021 by Articoli di partito 3404 Views
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SARDEGNA DOMANI - Sassari, 31 luglio 2021
INTERVENTO DELLA SEGRETARIA DEI ROSSOMORI, LUCIA CHESSA

Intanto qualche riflessione, per chiarezza, sia su questo incontro dal perimetro così ampio, sia sulla occasione che lo ha determinato.
Ci siamo definiti concordando su questo, “tutte le forze di opposizione” ma, senza polemiche, mi corre l’obbligo di ricordare che c’è opposizione e opposizione. C’è l’opposizione a geometrie variabili che chi si divide a livello regionale e si incontra a livello nazionale, di chi si divide oggi e si incontra domani, per poi dividersi e rincontrarsi il giorno dopo ancora.
Per intenderci, c’è l’opposizione di chi ha anche ruoli di governo e di chi invece li ha consapevolmente e per coerenza abbandonati. E questi siamo noi Rossomori usciti dalla giunta Pigliaru.
Lo dico perché noi valutiamo con grande severità il malgoverno della Giunta Solinas: assente, scarsa nella sua non visione, inutile rispetto alla grande svolta di cui avrebbe necessità la Sardegna, ma valutiamo con la stessa severità l’esperienza di governo precedente della Giunta Pigliaru per i disastri evidenti che ha prodotto: sanità, vertenza entrate, tutela e governo del territorio, per citare solo alcune cose.
Lo dico per chiarezza, affinché non si pensi che questo è un embrione di alleanza elettorale. Tuttavia noi siamo qui molto convintamente perché noi Rossomori non rinunceremo mai a dire la nostra sul nostro progetto di Sardegna, su ciò che vorremmo per questa terra della quale intravediamo le speranze mentre vediamo il dramma che attraversa.
Noi siamo qui perché registriamo, purtroppo, e non solo dalla Giunta Solinas in poi, una enorme assenza di progetto su questioni che non possono non essere governate.
Mi riferisco per esempio alla emergenza sanitaria che non è la pandemia, ma lo sgretolamento di un sistema sanitario incapace di erogare prestazioni minime. Mi riferisco alla necessità di governare il territorio ricostruendo un equilibrio tra rurale e urbano, creando le condizioni affinché la presenza umana sia distribuita in modo equilibrato e non impatti negativamente né per eccesso e né per assenza. Mi riferisco alla necessità che il bene ambientale sia tutelato e conservato ma che proprio attraverso questa conservazione e tutela diventi anche risorsa economica. Perché le due cose non si escludono, anzi, vivono assieme. Mi riferisco ancora alla produzione, la conservazione, l’approvvigionamento, il governo di beni senza i quali non si vive: parlo di energia ma parlo anche di acqua, parlo di salute dell’ambiente, parlo di lavoro dignitoso.
Ecco tutte queste cose vanno prese seriamente in mano. Sembrano anche scollegate tra loro, ma non è così. Stanno assieme in una visione complessiva della realtà che è impossibile da cogliere nella attuale navigazione a vista.
Non si può continuare così in Sardegna.
È necessario che le forze che si muovono dentro lo stesso recinto di valori, ma praticati e non solo dichiarati, devono costruirlo questo progetto di rigenerazione o di rinascita.
Bene che questo incontro prenda avvio dalla necessita di spendere proficuamente, per tutti i sardi, quelli di oggi e quelli di domani, le risorse del PNRR, ma ricordiamocelo che la Sardegna vanta dei crediti verso lo stato perché il modo in cui è stata chiusa la vertenza entrate dalla giunta Pigliaru è imperdonabile.
Quindi è vero che dobbiamo lavorare in tanti, quasi in un clima costituente, per redare un nuovo piano di rinascita ma questo lavoro corale non può prescindere dalla soluzione di una questione non ancora risolta a vantaggio dei sardi e cioè la definizione dei nostri poteri e la definizione delle risorse che noi dobbiamo avere nelle nostre disponibilità.
E non c’è dubbio che per noi la questione debba porsi e risolversi in un’ottica di autonomia spinta, anzi di autodeterminazione (in attuazione dello Statuto Speciale della Sardegna). Riguardo poi al nostro ordine del giorno.
È evidente che le missioni previste dal PNRR tracciano un perimetro di azione enorme, non a caso il rischio di frammentazione è di polverizzazione degli investimenti è altissimo e ovviamente, nella sua mediocrità, la Giunta Solinas ha pienamente centrato e realizzato il rischio.

Noi Rossomori invece preferiamo concentrare la nostra proposta su 3-4 questioni che riteniamo prioritarie;

La prima: noi abbiamo una proposta precisa sulla transizione energetica. Ma soprattutto abbiamo quella che chiamerei una filosofia diversa circa la produzione di energia, che punta alla produzione diffusa, sottratta agli affari dei grandi fondi di investimento. Noi pensiamo a piccoli distretti energetici dove operino società pubbliche di produzione e distribuzione e rifiutiamo di diventare, con la scusa del CO2 free, la piattaforma energetica dell’Italia. Non ci interessa che in Sardegna si sviluppi una specie di “monocoltura” energetica. Vogliamo sì, produrre energia da rinnovabili ma vogliamo continuare ad essere produttori di cibo, perché la sovranità alimentare vale quanto la sovranità energetica. Non ci interessano le aziende agricole coperte di pannelli solari. Qui le associazioni di comuni devono avere un ruolo, unitamente ai privati (consumatori o imprese) nella produzione sostenibile di energia e nella realizzazione della indipendenza energetica della nostra regione.

La seconda: la crisi pandemica ha impietosamente messo a nudo le falle enormi del sistema sanitario della Sardegna. Curarsi è diventato impossibile.
Il privato si è ritagliato una serie di attività molto remunerative in assenza di concorrenza da parte del pubblico al quale sono lasciate le attività più dispendiose (le reperibilità, la gestione dei pronto soccorso, la dotazione di strumentazioni particolarmente costose.
Qui la priorità è ristabilire l’esercizio del diritto alla salute.
Occorre un piano di assunzioni e stabilizzazioni di medici e personale sanitario e occorre intervenire definitivamente sui percorsi formativi dei medici.
Occorre riorganizzare completamente la medicina territoriale e i servizi di prevenzione, occorre potenziare l’assistenza domiciliare delle persone fragili, supportando economicamente e assistendo sul piano sociale le famiglie che si fanno carico degli anziani, dei disabili e delle persone con fragilità. (Si crea occupazione, si salvaguardi al diritto degli anziani a non essere sradicati nel fine vita. È un fatto di civiltà.) Si può fare tutto ciò? Proviamo. Affidiamo un piccolo ospedale pubblico alla gestione di EMERGENCY e vediamo se sono proprio impossibili le buone pratiche.
E aboliamola l’esternalizzazione di servizi (mensa, pulizie, servizi di prenotazione, …) che sono spesso solo terreno di pascolo di clientele rampanti tra l’altro bene individuate e individuabili.

La terza: riguarda i trasporti. Noi pensiamo sia importante un grande investimento non solo nell’ammodernamento ma anche nella estensione della rete ferroviaria. In Sardegna c’è l’unica provincia d’Italia, Nuoro, non servita da Trenitalia ma da una linea ottocentesca a scartamento ridotto che arranca come l’ARST che è il suo gestore.
È tutto da ripensare il trasporto via mare e il sistema di accordi con le compagnie di navigazione perché, per chi non fosse salito di recente su una nave, vi informo che si viaggia ancora come il bestiame.
E credo di aver capito che, con le vicende di Alitalia, pare si stiano già esaurendo, per i prossimi mesi, voli da e per la penisola La quarta: infine un’ultima proposta (ma ultima per ragioni di tempo, non perché altro non ci sia su cui riflettere).

La missione 4 del PNRR riguarda “Istruzione, Formazione, Ricerca e Cultura”.
A noi sembra indispensabile un grande investimento, in Sardegna, per la creazione di un centro di ricerca e di studi sul clima e sulla tecnologia dell’acqua. Come produrla, come conservarla, come riciclarla. con particolare riferimento alla nuova frontiera delle colture in asciutto che diventeranno estremamente importanti per l’approvvigionamento di cibo. Noi non possiamo continuare con le inefficienze dispendiose e vessatorie di ABBANOA. L’acqua è un bene per il quale, diceva qualcuno, potrebbero combattersi le prossime guerre.
Insomma ci sono degli appuntamenti con la realtà delle cose ai quali noi non possiamo arrivare in ritardo. Non possiamo avere lo sguardo corto e per ciò siamo qui. Per dare la nostra disponibilità e il nostro contributo alla elaborazione di un nuovo corso di speranza per questa terra e per la gente che la abita.

LUCIA CHESSA, SEGRETARIA ROSSOMORI