Morire di malasanità

24 Gennaio 2022 by Editoriale 802 Views
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Morire ad Oristano, al Pronto Soccorso, mentre si aspetta di essere trasferiti in un qualunque Ospedale sardo dove si liberi un posto in terapia intensiva.

4 morti in 3 giorni, mentre si attende adeguata assistenza, è oltre ciò che si può tollerare. Trovo spaventoso che tutto ciò che si fa finta di mettere in campo per attenuare il disastro della sanità in Sardegna sia clamorosamente inutile. Mancano medici ma nessuno parla di riconsiderare la scelta del numero chiuso in medicina. Non è vero che i medici ci sono, è vero che i giovani medici sono precari, sono male utilizzati, ma rimane il fatto che non sono sufficienti. E allora, perché non si interviene sul percorso di formazione? Perché mancano alcune cose indispensabili: L’intelligenza e la generosità di avviare azioni che daranno i loro frutti solo tra una decina d’anni. L’onestà di ammettere che si è stati artefici e complici di scelte disastrose. Il coraggio di apportare al sistema universitario riforme che non rispondano soltanto ad interessi piccoli e immediati. La statura morale per affermare ancora che, costi quel che costi, si devono garantire alcuni diritti inalienabili e, tra questi, la salute. Altro che una oppure 8 ASL. Altro che poltrone e poltroncine da spartire. Altro che il pascolo brado delle assunzioni nei servizi esternalizzati. Altro che i manager padani, superpagati, che promettono guarigioni miracolose. In Sardegna si muore di malasanità e non certo per colpa dei medici e del personale sanitario. E da nessuno arriva una parola di autocritica, di ammissione di responsabilità, neanche mezza. Tutti innocenti, tutti autoindulgenti, tutti con una colossale faccia tosta, come che le cose si determinino da sole e non siano frutto di scelte. E invece sono scarsi, scarsi, veramente scarsissimi.

Lucia Chessa Segretaria RossoMori